Roberto Pierini
Castelli e
fortificazioni, da Volterra ad Elbasan
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Origini del centro fortificato
della Kalà.
La storia del nucleo urbano di Skampini, nella regione di Skampa, risale
al I sec. d.C., essa era una fortificazione di pianura che nacque dall’accampamento
di una legione romana (castro), lungo la via Egnatia che dalla costa
si inoltrava verso l’interno. La città di Skampini, si
poneva inizialmente come centro militare di controllo della vallata
attraversata dal fiume Shkumbin.
Intorno all’IV secolo il nucleo fortificato appare trasformato
da un semplice centro militare in un nucleo urbano fortificato che amministrava
una regione del nuovo Epiro (Macedonia), sia dal punto di vista militare
che civile.
L’area fortificata si presentava come un rettangolo della dimensione
di circa 308 per 378 metri con muri perimetrali dotati di 26 torri di
difesa, a forma di ferro di cavallo, delle quali 4 erano poste a presidio
delle due porte principali, mentre le altre erano disposte lungo le
cortine murarie a circa 50 metri le une dalle altre.
La fortificazione era attraversata da due strade principali tra loro
ortogonali: l’asse maggiore da Est ad Ovest, in corrispondenza
della Via Egnatia, e quello secondario che scendendo dalla montagna
a Nord si dirigeva verso Sud, facendo capo ad una strada interna di
minore importanza.

Fig.3 Rappresentazione dei centri fortificati esistenti sul
percorso fra Dyrrahu , Skampini e Deaboli. (estratto da Apollon Baçe,
Fortifikimet e Antikitetit Të vonë në vendin tonë,
in Monumentet).
All’esterno della cinta muraria, da indizi e
documenti storici, si presume che dovesse essere presente un canale
pieno d’acqua a protezione delle mura urbane; il fiume Skhumbin
e l’affluente Zaranika scorrono infatti a poche centinaia di metri
e comunque la valle è molto ricca di acque tanto che si ricordano
famose alluvioni, che presumibilmente hanno contribuito nel passato
all’interramento del centro fortificato che attualmente si trova
ad un livello superiore di qualche metro.
I muri della fortificazione dovevano essere dotati in alto di una merlatura
di protezione per i difensori che accedevano alla sommità attraverso
scale in muratura, salenti da due direzioni contrapposte e, nella parte
centrale, sostenute da un arco a tutto sesto in laterizio di cui rimangono
alcune tracce.
Le ricerche storico archeologiche eseguite recentemente hanno consentito
di scoprire nuovi siti fortificati e quindi di mettere in luce l’esistenza
di un vero e proprio sistema difensivo coordinato.
In particolare intorno alla fortificazione di Skampini (Elbasan) si
sviluppava un sistema di incastellazioni che controllava il percorso
della via Egnatia: a Ovest, a partire da Dyrrahu (Durazzo), si trovano
infatti i resti dei castelli di Shkembi i Kavajes (Kavaja), Kaziaj e
Shenlli; a Est, risalendo il fiume Shkumbin, si trovano i resti dei
castelli di Mengel, Shkembi mbret, Dardhe, Xhire Manastirec, Selca e
Poshime, Pogradec, Bllace fino a giungere alla città fortificata
di Deaboli in prossimità del lago Prespes e dei confini greco
e macedone.
La concentrazione di castelli intorno ad Elbasan, ben visibili nella
fig.3 oltre a quelli già citati, contribuisce a definirlo come
un centro di controllo amministrativo e militare molto importante dell’area
centrale albanese. La città di Elbasan era posta sulle antiche
vie di comunicazione che sono state percorse nel corso dei secoli dalle
popolazioni e dagli eserciti delle numerose dominazioni politico-militari
che si sono succedute in questa area dei balcani. Iniziando dagli antichi
popoli illyrici, per poi passare attraverso le dominazioni dei macedoni,
dei romani, dei goti, degli slavi, dei normanni, dei serbi, dei veneziani,
dei bizantini, dei turchi, degli italiani e dei russi, ecc, per giungere
fino alle recenti vicende che hanno visto la nascita dell’attuale
repubblica albanese.

Fig. 4 Immagine della parte di mura che è stata scavata
fino al livello originario.
Ognuna delle suddette fasi politico-militari ha lasciato
una traccia, sovrapponendosi o sostituendo le altre, oggi questa stratificazione
rappresenta una notevole complessità di lettura, ma anche una
grande ricchezza in termini di segni e significati ancora percepibili
nel presente.
La fortificazione di Skampini (Elbasan) ebbe periodi floridi prima sotto
l’impero romano e, dal 395, sotto quello romano d’oriente.
Tuttavia se l’impero bizantino riusciva a controllare bene le
aree della costa, spesso non era in grado di fare altrettanto con i
territori dell’interno che erano soggetti alle incursioni degli
slavi, e perciò la vallata del fiume Shkumbin, come altre, fu
attraversata periodicamente da numerosi e variegati eserciti: Goti,
Slavi, Bulgari, ecc, che nei secoli intorno al 1000 resero insicura
la Via Egnatia fino all’XI secolo, quando la città tornò
sotto il controllo di Bisanzio ed ebbe un nuovo periodo di sviluppo.
Si verificò allora un netto riavvicinamento con l’occidente
(testimoniato da numerosi documenti) ed in particolare con le Repubbliche
marinare di Venezia e di Amalfi determinandosi così un periodo
di crescita e di relativa stabilità politica.
Nel frattempo a seguito dello scisma d’oriente (1054) si era spezzata
l’unita della chiesa cristiana, e l’area albanese era rimasta
sotto la chiesa orientale.
Nel 1307, con la fondazione dell’impero ottomano da parte d’Oman
I, inizia la grande espansione dei turchi che nel 1453 conquistano Costantinopoli,
mentre già da tempo stavano risalendo i Balcani,
E’ appunto durante questo periodo (1466) che la fortificazione
d’Elbasan fu ricostruita dal sultano ottomano Mehmet II, sull’antico
impianto e nella configurazione che è giunta fino a noi. Fu usata,
prendendo il nome attuale d’Elbasan (“Eli-Basan > ho
messo mano”,), come un accampamento fortificato sulla linea del
fronte, un fronte temporaneo di difesa e consolidamento nell’attesa
di successive avanzate verso l’occidente e di nuove conquiste,
e ben inserito nel sistema difensivo e di controllo cui è stato
gia accennato. L’avanzata dell’impero Ottomano interessò
il territorio albanese che fu interamente sottomesso al dominio turco.

Fig. 5 Una via interna della Kalà d’Elbasan.
Fig. 6 Particolare dell’attacco fra una torre d’angolo
e la cortina delle mura.
Gjergj Kastrioti (1405–1468), noto anche come
Skanderbeg, grande patriota e eroe della resistenza armata all’avanzata
dei Turchi, si era alleato agli stati europei e in particolare alla
repubblica di Venezia e aveva cercato invano di opporre resistenza,
alla sua morte il dominio turco si estese rapidamente su per i Balcani
provocando una consistente emigrazione delle popolazioni verso il centro
sud dell’Italia ove ancor oggi sono individuabili oltre un centinaio
di paesi che rappresentano enclavi etniche albanesi riconoscibili anche
dal punto di vista linguistico, e molto vivaci culturalmente, che risalgono
a quel periodo.
Il potere musulmano si consolidò poi particolarmente nell’area
del centro sud dell’Albania che divenne ben presto e in gran parte
musulmana, integrandosi nella nuova cultura.
In seguito l’impero Ottomano avanzò ancora verso l’Europa
fino a spingersi sotto le mura di Vienna, nel 1529-1699, mentre consolidava
ulteriormente il proprio dominio sui Balcani. La dominazione musulmana
durerà fino alla fine dell’ottocento.
Fig.7 Epopea di Skanderberg nel museo di Kruja.
Durante il periodo dell’invasione turca, la
città d’Elbasan era divenuta uno dei centri più
importanti dell’Albania centrale, infatti nei secoli XV, XVI e
XVII era una città tra le più sviluppate dal punto di
vista economico e sociale. In quei periodi l’artigianato ed il
commercio ebbero grande espansione e la città divenne un importante
centro culturale. Si cita a questo proposito l’alto funzionario
dell’Impero Ottomano, Elvia Celebia, che soffermandosi ad Elbasan,
nel 1640, dichiarò: "Elbasan è la culla di tanti
uomini di gran sapere, poeti e competenti".
Nel XVI secolo, fiorì l’arte iconografica, rappresentata
dal valente pittore, Onufri di Neokastres, il quale insieme con suo
figlio, fece fare un gran passo avanti alle grandi pitture murarie che
si conservano ancora oggi nelle chiese di Shelcan e di Valesh.
Il declino dell’impero ottomano inizia con il trattato di Kuciuk
Kainarge nel 1774 e nei Balcani inizia un periodo di grandi sommovimenti
fra i popoli sottomessi dai turchi, gli albanesi tra gli altri. A chiudere
questa parentesi contribuiscono i movimenti nazionalisti albanesi che
si uniscono a Prizren (Kossovo) nel 1878 e fondano la Lega Albanese,
che aveva due grandi ruoli: politico e culturale. Il primo consisteva
nell'unire i territori in uno stato autonomo, fuori dall'impero ottomano,
il secondo, nello sviluppare la lingua, la letteratura, l'educazione
e la cultura albanese. Gli eventi precipitarono e nell’ottobre
1912, gli stati confinanti con l'Albania (Grecia, Serbia e Montenegro),
dichiararono guerra al regime ottomano dei Giovani Turchi, dando inizio
alla I guerra balcanica. Vedendo l'avanzamento delle loro truppe e temendo
la spartizione dell'Albania, 83 nazionalisti cristiani e musulmani si
riuniscono in un’assemblea a Valona dove costituiscono un governo
provvisorio che il 28 novembre 1912 proclama l'indipendenza dell'Albania,
eleggendo presidente Ismail Qemali. L'indipendenza dello stato Albanese
è stata riconosciuta internazionalmente alla Conferenza di Londra,
il 29 luglio 1913.
La realtà odierna della
Kalà. leggi
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