Luciano Lenzini racconta i sei anni che portarono al 30 aprile 1986.
La scheda tecnica originale sul primo collegamento italiano a Internet, 1980–1986.
↓ Scarica il PDFLa targa commemorativa che ricorda il luogo del primo collegamento italiano a Internet, scoperta presso l'ex sede del CNUCE.
Il 30 aprile 1986 l'Italia entrò a far parte di Internet. Il collegamento fu stabilito attraverso un gateway installato al CNUCE di Pisa, a pochi passi dalla Torre. Oggi, quell'evento è riconosciuto come una pietra miliare nella storia dell'informatica italiana. All'epoca, tuttavia, sembrava semplicemente un altro risultato di ricerca in un campo in rapida evoluzione noto come networking.
In realtà, quel momento storico fu il culmine di un percorso iniziato sei anni prima, che richiese visione, perseveranza e una notevole dose di pazienza.
Alla fine degli anni '70, DARPA decise di estendere la sperimentazione di TCP/IP oltre gli Stati Uniti, coinvolgendo un piccolo numero di istituti di ricerca europei con significativa esperienza nel networking. Al CNUCE avevamo ottenuto visibilità internazionale grazie a RPCNET e STELLA, che avevano affermato Pisa come uno dei principali centri europei di ricerca sul networking.
Nel 1979, due colleghi — Mario Gerla della UCLA e Luigi Fratta del Politecnico di Milano, allora visiting scholar alla UCLA — mi informarono che DARPA stava pianificando di estendere all'Europa la sperimentazione TCP/IP. Più tardi, quello stesso anno, durante un incontro allo University College di Londra, il professor Peter Kirstein mi mostrò il secondo nodo Internet europeo e mi diede due informazioni decisive: DARPA aveva deciso di estendere la tecnologia Internet all'Europa, ed era attivamente alla ricerca di istituzioni con competenze significative nel networking da coinvolgere. Peter mi incoraggiò fortemente a considerare il collegamento dell'Italia attraverso il CNUCE.
Per noi, il networking non era semplicemente una nuova tecnologia di comunicazione — era un modo per condividere risorse di calcolo, collegare comunità di ricerca e migliorare l'accesso al calcolo scientifico distribuito in tutto il Paese. Convinto del suo potenziale, chiesi l'autorizzazione ai vertici del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per partecipare.
Dopo aver ottenuto il sostegno del prof. Gianfranco Capriz, Direttore del CNUCE, e del prof. Giuseppe Biorci, Presidente del Comitato CNR per il Calcolo Scientifico, scrissi a Bob Kahn il 12 febbraio 1980, chiedendo che il CNUCE fosse incluso tra gli sperimentatori europei di Internet. La sua risposta arrivò quasi immediatamente — ed era positiva.
Il CNUCE divenne uno dei partecipanti europei pionieri del progetto Internet, insieme allo University College di Londra, al Norwegian Defense Research Establishment (NDRE) e al DFVLR tedesco. L'Italia fu tra i primissimi Paesi a prepararsi a entrare nella nascente comunità di Internet.
Trasformare quella visione in realtà si rivelò molto più difficile del previsto. Uno dei primi passi fu assicurarsi il sostegno istituzionale: organizzai un incontro tra Bob Kahn e i membri del Comitato CNR per il Calcolo Scientifico, che portò a un finanziamento di 510 milioni di lire — una cifra considerevole per l'epoca.
Durante una successiva visita a Pisa nell'autunno del 1980, io e Bob Kahn progettammo l'architettura del futuro nodo Internet italiano. Il piano si basava su SATNET, la rete satellitare che DARPA utilizzava per estendere all'Europa la sperimentazione di Internet. In Italia, l'accesso a SATNET sarebbe stato garantito attraverso la grande stazione di terra Telespazio di Fucino, dotata di un'antenna da 35 metri in comunicazione con il satellite geostazionario Intelsat IV sull'Atlantico. La configurazione prevedeva un gateway installato al CNUCE, collegato alla stazione di Fucino tramite una linea a 48 Kbit/s — una velocità di trasmissione molto elevata per l'epoca. Il documento RFC 834, pubblicato nel 1982, conferma che la stazione di Fucino possedeva già indirizzi IP.
La soluzione tecnica era solo una parte della sfida. Il progetto richiedeva anche la collaborazione del Ministero della Difesa italiano, della SIP, di Italcable e di Telespazio. Il problema non era tecnologico ma strategico: convincere più organizzazioni che la connettività a Internet rappresentasse un'importante opportunità per l'Italia. Raggiungere un accordo richiese quasi tre anni; il contratto sperimentale fu finalmente firmato il 22 agosto 1984.
Seguirono ulteriori ritardi — le procedure di approvvigionamento procedevano lentamente, e l'autorizzazione per le apparecchiature richiese quasi un altro anno. Poi arrivò un imprevisto: DARPA ci informò che tutte le installazioni SATNET avrebbero dovuto adottare una nuova architettura di gateway basata sul BBN Butterfly, un sistema massicciamente parallelo composto da fino a 256 processori interconnessi, il che implicava costi più elevati e minacciava di far ripartire da zero l'intero processo burocratico.
Per la prima volta presi seriamente in considerazione l'idea di abbandonare il progetto. Dopo sei anni di sforzi, sentivo che un altro giro di richieste di finanziamento e procedure amministrative avrebbe potuto ritardare il collegamento a tempo indeterminato. Decisi di comunicare personalmente la mia decisione durante una riunione dell'International Cooperation Board (ICB) a Washington, l'organizzazione responsabile del coordinamento delle attività Internet in Europa.
Quando arrivò il mio turno di parlare, spiegai che adottare il gateway Butterfly avrebbe ulteriormente rinviato il progetto e che non mi sentivo più in grado di proseguire. La sala rimase in silenzio. Bob Kahn annunciò allora una pausa caffè; durante la pausa, notai che stava parlando privatamente con Vint Cerf. Quando la riunione riprese, Bob si rivolse a me direttamente:
In quel momento capii che il progetto sarebbe andato avanti. Internet sarebbe arrivata in Italia dopotutto.
Mentre venivano risolte le questioni istituzionali e protocollari, Antonio Blasco Bonito e Marco Sommani lavoravano alla realizzazione tecnica: Blasco Bonito sul software del gateway Butterfly, Sommani sull'adattamento del software TCP/IP americano all'ambiente di calcolo del CNUCE. Numerosi problemi tecnici dovettero essere risolti prima di raggiungere un'implementazione stabile — il collegamento fu tutto tranne che immediato.
Finalmente, il 30 aprile 1986, l'Italia stabilì il suo primo collegamento a Internet — la quarta nazione europea, dopo Norvegia, Regno Unito e Germania, a entrare in Internet.
Sorprendentemente, l'evento non attirò quasi nessuna attenzione. Una lettera che informava il Presidente del CNR del successo del collegamento non ricevette risposta, e anche i tentativi di interessare la stampa nazionale fallirono — poche persone, persino all'interno della comunità scientifica, compresero il significato di quanto era accaduto.
Una delle prime dimostrazioni pubbliche si tenne il 3 dicembre 1987 al Liceo Enriques di Livorno, dove gli studenti scambiarono posta elettronica con la Stanford University e la University of Wisconsin — le risposte quasi immediate generarono entusiasmo e applausi calorosi. Dopo di allora, il risultato rimase in gran parte dimenticato per quasi trent'anni.
Un primo passo verso il recupero di questa storia arrivò il 26 maggio 2006, quando l'Università di Pisa conferì la laurea honoris causa in Ingegneria Informatica a Vint Cerf e Bob Kahn. Un decennio dopo, il 29 aprile 2016, l'Italia celebrò il trentesimo anniversario del primo collegamento a Internet con un evento per l'Internet Day presso l'Area della Ricerca del CNR di Pisa, riunendo autorità nazionali e regionali e, attraverso la televisione e iniziative educative, facendo conoscere per la prima volta questa storia a milioni di italiani. Lo stesso giorno fu scoperta una targa commemorativa in via Santa Maria 36 — l'ex sede del CNUCE — e le celebrazioni ispirarono il documentario LOGIN, scritto dal giornalista Riccardo Luna e diretto da Alice Tomassini.
All'epoca, poche persone compresero il significato dell'evento. Internet era ancora una rete di ricerca, il suo futuro incerto, e architetture concorrenti come OSI apparivano candidati altrettanto plausibili per l'adozione globale. Eppure il collegamento stabilito al CNUCE segnò l'inizio di una trasformazione profonda — il culmine di oltre un decennio di ricerca sul networking a Pisa, da RPCNET e STELLA a OSIRIDE e agli esperimenti TCP/IP promossi da DARPA, e una dimostrazione dell'importanza della visione scientifica e della perseveranza nel superare l'inerzia istituzionale e l'incertezza tecnologica.
Oggi, il gateway installato al CNUCE è ricordato come il punto attraverso cui l'Italia entrò nell'era di Internet — quello che all'epoca sembrava un modesto risultato di ricerca è diventato una delle pietre miliari più significative nella storia dell'informatica italiana.