OSI su Rete Italiana Dati Eterogenea — la scommessa dell'Italia sullo standard Open Systems Interconnection, in una guerra di standard il cui esito era ancora tutt'altro che certo.
La scheda tecnica originale su OSIRIDE e l'iniziativa di interoperabilità OSI.
↓ Scarica il PDFAll'inizio degli anni '80, RPCNET aveva già dimostrato il valore del networking per la comunità scientifica italiana, collegando con successo i centri di calcolo del CNR e delle università. Aveva però un limite: il suo software era stato sviluppato per computer IBM, il che rendeva difficile integrare centri dotati di sistemi di altri produttori. Man mano che il calcolo scientifico diventava sempre più eterogeneo, si rese necessaria una nuova generazione di tecnologia di rete.
Per affrontare questo problema, il CNUCE propose OSIRIDE (OSI su Rete Italiana Dati Eterogenea) — un'iniziativa ambiziosa per costruire una rete scientifica nazionale basata sugli standard emergenti dell'Open Systems Interconnection (OSI).
Nel 1982, la scelta di OSI appariva quasi inevitabile. Sviluppato nell'ambito dell'International Organization for Standardization (ISO), OSI aveva ottenuto un ampio sostegno internazionale da produttori, operatori di telecomunicazioni e istituti di ricerca; molti esperti ritenevano che sarebbe diventato lo standard universale per le comunicazioni tra calcolatori. Per il CNUCE, la decisione fu anche una naturale conseguenza di anni di coinvolgimento nella standardizzazione OSI: dal 1976, un ampio gruppo di ricercatori del CNUCE aveva partecipato attivamente alla definizione dell'architettura e dei protocolli OSI.
Il team di OSIRIDE selezionò i protocolli ritenuti più utili per la comunità scientifica italiana — tra cui FTAM per lo scambio di file e X.400 per la posta elettronica — e il progetto attirò rapidamente importanti partner industriali e istituzionali: BULL (USA), DIGITAL (Regno Unito), Hewlett-Packard (Francia), IBM (Germania), Olivetti (Italia), Unisys (USA), TECSIEL S.p.A. (Italia), IRI FINSIEL (Italia) e SIP, l'operatore telefonico nazionale italiano.
Il 10 aprile 1984, al CNUCE fu firmato un accordo di collaborazione da Ernesto Quagliariello (Presidente del CNR), Carlo De Benedetti (Presidente di Olivetti) e Carlo Santacroce (Presidente di Finsiel) — a simboleggiare una rara convergenza tra mondo accademico, istituzioni pubbliche e industria italiana attorno al networking aperto.
I primi test rivelarono un problema inaspettato: sebbene ogni produttore dichiarasse la propria conformità a OSI, i sistemi di produttori diversi spesso non riuscivano a comunicare correttamente tra loro, e ciascuno tendeva a dare la colpa ai concorrenti. Per superare questa impasse, il CNUCE lanciò OSIRIDE-Intertest, una delle iniziative più innovative dell'intero progetto.
I sistemi di test generavano interazioni protocollari e confrontavano automaticamente il comportamento osservato con le specifiche OSI. Ciò che seguì superò ogni aspettativa: i test rivelarono centinaia di difetti in prodotti che i produttori consideravano pienamente conformi, e in alcuni casi rivelarono ambiguità ed errori negli standard stessi, spingendo il CNUCE a inviare segnalazioni ai comitati internazionali di standardizzazione OSI. Ingegneri di produttori di tutta Europa e del Nord America collaborarono strettamente con i ricercatori del CNUCE, e OSIRIDE-Intertest ottenne un riconoscimento mondiale come uno degli ambienti di test di interoperabilità OSI più significativi — sebbene, va notato, nessuno dei produttori abbia mai accettato di rendere pubblici i rapporti dettagliati sui difetti.
Oltre ai suoi risultati tecnici, OSIRIDE creò un ambiente collaborativo straordinario, contribuendo a formare una nuova generazione di specialisti di rete, molti dei quali neolaureati dell'Università di Pisa. Tra le collaborazioni più produttive vi fu quella con TECSIEL a Pisa, i cui ingegneri svilupparono prodotti basati sulle indicazioni tecniche di OSIRIDE — per diversi anni, i contratti OSIRIDE rappresentarono una parte importante del business di TECSIEL e contribuirono a rafforzare le competenze italiane nel networking.
Nella seconda metà degli anni '80, il software OSI era stato ampiamente testato ed erano in corso i piani per la sua implementazione. Proprio in quel momento, il panorama del networking cambiò drasticamente: Internet, fino ad allora confinata perlopiù ad ambienti scientifici e militari, iniziò a espandersi rapidamente, e TCP/IP guadagnò slancio. La fiducia nel futuro di OSI diminuì gradualmente, e il CNUCE e il CNR rivedettero infine la propria strategia, abbandonando l'implementazione operativa di OSIRIDE in favore di TCP/IP.
Con il senno di poi, la decisione appare ovvia. All'epoca non lo era: c'erano forti indicazioni che OSI potesse diventare l'architettura dominante a livello globale, e persino DARPA seguiva attentamente l'evoluzione di OSI e considerava di migrare le tecnologie Internet qualora avesse prevalso.
A differenza di RPCNET, che aprì la strada al networking scientifico in Italia, e di STELLA, che dimostrò il networking via satellite, OSIRIDE affrontò una delle sfide più fondamentali dell'era digitale: l'interoperabilità tra sistemi di calcolo eterogenei. Sebbene la rete stessa non entrò mai in servizio operativo, divenne un punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale per il test dell'interoperabilità OSI, contribuendo a migliorare i prodotti commerciali e a rafforzare l'affidabilità delle tecnologie di rete adottate in tutto il mondo. La storia alla fine premiò TCP/IP rispetto a OSI — ma OSIRIDE resta uno dei contributi italiani più significativi all'evoluzione internazionale del networking.